venerdì 4 marzo 2011

Urlo...di Allen Ginsberg

A Carl Salomon

I

Ho visto le menti migliori della mia generazione
distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche,
trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca
di droga rabbiosa,

hipsters dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste
con la dinamo stellata nel macchinario della notte,

che in miseria e stracci e occhi infossati stavano
su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte
ad acqua fredda fluttuando sulle cime delle città
contemplando jazz,

che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated...

giovedì 3 marzo 2011

Ancora Pablo...Neruda ovviamente!

L'età ci copre come la pioggerella,
interminabile e arido è il tempo,
una piuma di sale tocca il tuo volto,
un gocciolio ha consumato il mio vestito:

il tempo non distingue tra le mie mani
o un volo d'arance nelle tue:
morde con neve e piccone la vita:
la vita tua che è la vita mia.

La vita mia che ti ho donato si riempie
d'anni, come il volume di un grappolo.
Ritorneranno le uve alla terra.

E persino là sotto il tempo continua ad esistere,
ad aspettare, a piovere sulla polvere,
avido di cancellare persino l'assenza.

da Cento sonetti d'amore

mercoledì 2 marzo 2011

Pablo Neruda....seconda puntata...

La mattina è gonfia di tempesta
nel cuore dell'estate.

Come bianchi fazzoletti d'addio viaggiano le nubi,
il vento le scuote con le sue mani peregrine.

Cuore infinito del vento
che palpita sul nostro silenzio innamorato.

E ronza tra gli alberi, orchestrale e divino,
come una lingua piena di guerre e di canti.

Vento che rapina fulmineo le foglie secche
e devia le frecce palpitanti degli uccelli.

Vento che le travolge in onda senza spuma
e sostanza senza peso, e fuochi inclinati.

Si rompe e sommerge il suo volume di baci
combattuto sulla porta del vento dell'estate.

da Venti poesie d'amore

martedì 1 marzo 2011

Una poesia d'amore....di Pablo Neruda

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche, assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.

Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un'arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.

Ma viene l'ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d'assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dorore infinito.

da Venti poesie d'amore