mercoledì 6 aprile 2011

Tempo...di Jorge Luis Borges

Il tempo è un fiume che mi trascina, ma sono io quel fiume;

è un tigre che mi divora,
ma sono io quella tigre;

è un fuoco che mi consuma,
ma sono io quel fuoco.

Il mondo, disgraziatamente, è reale;
io, disgraziatamente, sono Borges.

martedì 5 aprile 2011

Prato...di Giuseppe Ungaretti

La terra
s'è velata
di tenera
leggerezza

Come una sposa
novella
offre
allibita
alla sua creatura
il pudore
sorridente
di madre.

da Girovago

lunedì 4 aprile 2011

...Con Pier Paolo Pasolini

Ma in questo mondo che non possiede
nemmeno la coscienza della miseria,
allegro, duro, senza nessuna fede,
io ero ricco, possedevo!
Non solo perchè una dignità borghese
era nei miei vestiti e nei miei gesti
di vivace noia, di repressa passione:
ma perchè non avevo la coscienza
della mia ricchezza!

L'esserre povero era solo un accidente
mio (o un sogno, forse, un'inconscia
rinuncia di chi protesta in nome di Dio...)
Mi appartenevano, invece, biblioteche,
gallerie, strumenti d'ogni studio:        
c'era dentro la mia anima nata alle passioni,
già, intero, San Francesco, in lucenti
riproduzioni, e l'affresco di San Sepolcro,
e quello di Monterchi: tutto Piero,
quasi simbolo dell'ideale possesso,
se oggetto dell'amore di maestri,
Longhi o Contini, privilegio
d'uno scolaro ingenuo, e, quindi,
squisito...Tutto, è vero,
questo capitale era già quasi speso,
questo stato esaurito: ma io ero
come il ricco che, se ha perso la casa
o i campi, ne è, dentro, abituato:
e continua a esserne padrone...

da La religione del mio tempo

venerdì 1 aprile 2011

Da lontano...dal Cile...Violeta Camerati

DA LONTANO (A Lo Lejos)

Da lontano,
simile ad un uccello sonnambulo
che attraversa le onde
nel silenzio delle strade
qualcuno
suona un flauto nella notte.

Da dove questo suono,
sopra le nostre teste.
Ascolta.
Si avvicina poco a poco
e trapassa la pelle e i sensi.

Il vento si muove tra gli alberi
e porta un suono nuovo.
che quasi l’annuncio della resurrezione.

Qualcuno
forse
morso dalla tristezza
è solo
ha imparato il linguaggio degli uccelli
e la porta con un flauto nella notte.


(traduzione dal castigliano di Benny Nonasky e Fabio Barcellandi)
Grazie e un caro saluto alla signora Violeta Camerati del Cile