domenica 28 dicembre 2014

L'anima immortale secondo Walt Whitman

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Qualcuno ha chiesto di vedere l'anima?
Guardi, la tua forma ed espressione, persone
sostanze, animali, e gli alberi, i fiumi che scorrono,
le rocce, e le sabbie,

Tutto possiede gioie spirituali che poi libera;
Come può il corpo vero morire ed essere sepolto?

Ogni elemento del tuo vero corpo, del vero corpo
d'ogni uomo e d'ogni donna,
Si sottrarrà alle mani dei pulitori di cadaveri e moverà
verso più degne sfere,

Portando ciò che ha accumulato dal momento della
nascita a quello della morte.

I caratteri disposti dal tipografo non rendono
l'impressione, il significato, la relazione
principale,

Più di quanto la sostanza e la vita d'un uomo o d'una donna
siano resi nell'anima e nel corpo,
Indifferentemente, prima o dopo la morte.

Guarda, il corpo include ed è il significato,
il problema principale, ed include ed è l'anima;
Chiunque tu sia, quanto è superbo, e divino, il tuo corpo,
e ogni parte di esso!

da Partendo da Paumanok - "Foglie d'erba"

venerdì 26 settembre 2014

Notte di...Ivan Sirtori

Ivan Sirtori, mio amico poeta, artista sensibile e creativo, attuale direttore artistico del centro culturale olistico Manabi di Merate www.manabi.it
Questa una delle sue tante perle di leggerezza e profondità....


Notte


La notte 
il volo
senz'ali

velo di pino
ombra di roccia
soffio all'acqua
gli astri
e via


da "Identità" 2001

sabato 6 settembre 2014

Toni Bellina, la ricchezza di una lingua

Una cara amica, Elia, mi ha prestato un paio di libri di Pier Antonio Bellina (1941-2007). Si tratta di un sacerdote friulano, molto scomodo all'establishment vaticano per le sue posizioni distanti dalle gerarchie, che ha il grande merito di aver dato senso, lustro e modernità alla lingua friulana. E' autore di oltre una quarantina di libri, tutti scritti in lingua friulana, e soprattutto della incommensurabile traduzione della Bibbia in friulano.
Avete capito bene, questa persona (nell'arco di quindici anni di duro lavoro, partendo dall'intuizione di don Francesco Placereani) ha tradotto tutti i libri del testo sacro nell'idioma del Friuli. E' bene ricordare che il friulano, nel ricco mare dei dialetti italiani, appartiene al ceppo delle lingue neo-ladine orientali. In pratica si tratta dell'antichissimo incontro fra il latino e le lingue celtiche di quei territori. Bellina, meglio conosciuto come pre Ton Beline, ha tradotto anche le favole di Fedro, Esopo, Fontaine e "Le avventure di Pinocchio".
 Dietro questo intenso lavoro di studio, di ricerca, di traduzione e conservazione di una tradizione linguistica c'è una profondità di pensiero ed una ricchezza culturale e storica impressionante. Molto importanti anche le sue riflessioni teologiche sull'incarnazione di Gesù, sulla salvezza di tutti (teologia ripresa dai patriarchi di Aquileia) e su come una Chiesa povera dovrebbe comunicare il Vangelo in questo scorcio di post-modernità.
Fra i suoi testi più interessanti segnalo: "Trilogjie tormentade" edito da Glesie Furlane - 1999 - nella quale l'autore analizza e approfondisce il pensiero di don Lorenzo Milani, Oscar Wilde e Pier Paolo Pasolini. L'unico testo in italiano è l'intervista "La fatica di esser prete" (edizioni Biblioteca dell'Immagine), condotta dal giornalista Marino Plazzotta.
Da quest'ultimo lavoro riporto un passaggio molto poetico sulle "parole perdute", quelle che nella vita (spesso) non abbiamo il coraggio e la forza di dirci e di dire alle persone che ci stanno a fianco.

"Anche le "parole perdute" fanno la fine delle foglie che si staccano dai rami in quegli uggiosi giorni d'autunno. Si distaccano, vengono portate via dal vento gelido e finiscono in fogliame e strame, finché la pioggia o la neve non le consuma del tutto.

Sono perse?

Penso di no, perché, andando sotto terra e marcendo nel terreno, concimano la terra e attraverso le radici vengono riammesse nel ciclo della vita.
Quindi le parole taciute torneranno fuori quando e dove Dio vorrà.
Succederà così certamente anche per le parole che mia madre non è riuscita a dirmi."

giovedì 14 agosto 2014

Robin Williams, attore e poeta ricco d'umanità

Robin Williams, ovviamente, non era i personaggi che interpretava al cinema. Le sue straordinarie doti attoriali gli hanno permesso di spaziare dal comico al drammatico, rendendo la commedia americana (per circa trent'anni) ancora più attuale e straordinaria. Se però si deve riconoscere ai grandi maestri del cinema la capacità di scegliere i copioni e i personaggi giusti, al momento giusto, allora dobbiamo francamente ammettere che Williams ha sempre scelto e dato vita a personaggi straordinari.

Dal fantastico, Peter Pan e Popeye, ai protagonisti di "Jumanji" e "Toys". Chi però non conserva nei migliori ricordi le storie, le fragilità, gli amori e le passioni del professor Keating (Attimo fuggente, 1989), del medico di "Risvegli", del pediatra Patch Adams e dello psicologo di "Will Hunting genio ribelle" (Oscar come non protagonista e sceneggiatura assieme a Matt Damon e Ben Affleck nel 1998)? E il papà disperato che le prova tutte di "Mrs Doubtfire"? E il più umano di tutti, il robot umanoide de "L'Uomo bicentenario"?

Penso francamente che tutta questa incredibile galleria di personaggi, e le sceneggiature scelte da Williams ci dicono e trasmettono tanto della sua reale umanità. In fondo, da grande attore com'era, sceglieva solo ciò che amava e lo rappresentava. Come dicevano i grandi maestri del teatro russo, precursori del "metodo dell'immedesimazione totale" di Lee Strasberg (utilizzato in maniera autentica da tutti gli attori americani da Marlon Brando ad oggi), l'attore deve essere - prima di tutto - una brava persona. Anche per questo sono incline a pensare che Williams persona sia stato molto, ma molto vicino ai ruoli creati dalla sua fantasia e abilità drammaturgica.

Per quanto riguarda l'"Attimo fuggente" è necessario aggiungere un paio di considerazioni interessanti sul fenomeno culturale che la pellicola introdusse nel 1989, almeno in Italia. Per la prima volta, in maniera davvero attenta e riuscita, un film americano dedicava una storia  proponendosi come "racconto di formazione". Come romanzo corale dove i protagonisti, una classe di studenti del college, vengono guidati da un'insegnante - anticonformista - alla scoperta del senso del vivere. Lo sviluppo e la crescita umana dei ragazzi era proiettata, su suggerimento del professor Keating-Williams, alla ricerca di un personale senso critico del mondo.

Il secondo grande merito di quel film fu quello di fare conoscere, al pubblico italiano, i nomi della grande poesia americana. Nelle lezioni del prof. Keating abbiamo iniziato timidamente a conoscere Walt Withman, Robert Frost e tutti gli altri grandi padri della nazione statunitense. Quel film, quella storia, quel Robin Williams in stato di grazia hanno creato un vero e proprio fenomeno generazionale. In Italia, perlomeno a Milano, chi non ricorda il ritorno della moda del cappotto montgomery? E soprattutto il desiderio di tanti giovani, i quali, ispirati dal prof. Keating hanno sognato una loro strada provando a comporre qualche scalcinato e aritmico verso.

Grazie Robin Williams...

martedì 12 agosto 2014

dedicato a Robin Williams (1951-2014)...

Ascolta, disse la mia anima,
scriviamo per il mio corpo (in fondo siamo una cosa sola)
versi tali
che se, da morto, dovessi invisibilmente tornare sulla terra,
o in altre sfere, lontano, lontano da qui,
e riassumere i canti a qualche gruppo di compagni
(in armonia col suolo, gli alberi, i venti, e con la furia delle onde),
io possa ancora sentire miei questi versi,
per sempre, come adesso che, per la prima volta, io qui segno il mio nome
firmando per l’anima ed il corpo

Walt Whitman

venerdì 8 agosto 2014

Tito Maniacco, un friulano da scoprire

Le mie chiare origini friulane (anzi carniche) mai rifiutate, sempre custodite con gelosia e amore, mi hanno fatto imbattere in un autore di livello assolutamente elevato. Il friulano Tito Maniacco (1932-2010) autore di una considerevole mole di scritti. Non solo poesia, ma anche storia e saggistica, fortemente legata quest'ultima alle sue radici friulane.
Amico di Pier Paolo Pasolini, docente per tanti anni nella scuola friulana, Maniacco s'impegnò da sempre in politica. Dal 1970 al 1985 fu consigliere comunale nella città di Udine come iscritto al Partito Comunista italiano. Artista a tutto tondo Maniacco si occupò anche di pittura e critica d'arte.
Per ricordare la sua opera, di profondo livello, l'associazione culturale "Rinascita" di  Udine promuove ogni due anni un concorso nazionale di poesia. La prossima edizione si terrà entro il gennaio 2015.  http://www.larinascitacultura.it/

Se puoi

Se puoi
respirare
len
ta
men
te
l’alba che sale
inonda il noce
sì che la chioma
avvampa
e il fusto giace
intricatoscuro

pensare di pensare
non serve a niente

da "Oltris" - 2009

giovedì 7 agosto 2014

Basho, il poeta zen itinerante

Nel Giappone del periodo Edo un giovane poeta, figlio di un samurai di rango inferiore che campava facendo ripetizioni, decise di dedicare la propria vita alla meditazione insita nel Buddismo Zen. E' la storia di Matsuo Basho (1644-1694), il più grande autore di poesia haiku. Divenuto monaco Zen Basho intraprese più viaggi all'interno del Giappone feudale e agricolo, attirando numerosi giovani allievi. Morì appena cinquantenne dopo aver completato l'ennesimo viaggio, non solo geografico ma esperienziale. 

Butcho - maestro di Basho - chiese: "Come va in questo periodo?
Basho rispose: "Dopo le ultime piogge il muschio è più verde che mai".
Il maestro chiosò con un koan (enigma di tipo filosofico zen): "Che tipo di Buddismo vi era prima che il muschio si facesse verde ?"

Non sappiamo cosa rispose, ma dopo anni di meditazione Basho scrisse un haiku singolare:

"Un balzo,
un tonfo - una rana".

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Al salice -
aver tutto odiato, e desiderio
del tuo cuore.

lunedì 16 dicembre 2013

Omaggio a David Turoldo

Ma perché hai voluto che io nasca?
Agli altri le facili intese,
il gesto mite e la speranza.

A me il desiderio che è subito cenere,
a me il disegno sempre infranto
e la interiore tenebra che nessuno dirada

 ...

 Pietà, Signore, e luce
 perché io veda quanto
 Tu pure sia solo e senza pace.

 (da Deus Charitas est)

venerdì 26 luglio 2013

I libri di Borges

I miei libri....di Jorge Luis Borges


I miei libri (che non sanno che io esisto)
sono parte di me come questo viso
dalle tempie grigie e dagli occhi grigi
che cerco veramente nei cristalli
e che percorro con la mano concava.

Non senza una certa logica amarezza
penso che le parole essenziali
che mi esprimono sono in quelle pagine

che non sanno chi sono io, non in quelle che ho scritto.
Meglio così. Le voci dei morti
mi diranno per sempre.

(da "L'oro delle tigri" - 1972)

giovedì 25 luglio 2013

La poesia secondo Borges

Il Sur...di Jorge Luis Borges


Da uno dei tuoi cortili
aver guardato le antiche stelle,
dalla panchina dell'ombra aver guardato
quelle luci disperse
che la mia ignoranza non ha imparato a nominare
né a ordinare in costellazioni,
aver sentito il cerchio dell'acqua
nella segreta cisterna,
l'odore del gelsomino e della madreselva,
il silenzio dell'uccello addormentato,
l'arco dell'androne, l'umidità
- queste cose, forse, sono la poesia.


(da "Fervore di Buenos Aires" - 1923)

mercoledì 28 novembre 2012

Il poeta sei tu....vi invito al mio laboratorio

Nelle serate di venerdì 30 novembre e di venerdì 14 dicembre (dalle ore 21), presso l'associazione culturale Officine del Sole di Saronno, condurrò il laboratorio di poesia intitolato "Il poeta sei tu". 
Si tratta di due incontri, non lezioni frontali, indirizzati agli appassionati di poesia. Insieme leggeremo e scriveremo poesie partendo dal presupposto che la "materia" del poetare è tutta contenuta in noi stessi. Nel profondo della nostra anima, nei meandri della nostra psiche, nelle esperienze vissute esistono i contenuti da dipanare e trasformare in poesia.
Lo scopo? Sono fermamente convinto che tutti possiamo essere poeti di noi stessi. Non per manie di grandezza o smisurato ego, bensì perché scrivere poesie è terapeutico e creativo. Scrivere e leggere poesie ci aiuta a scavare dentro noi stessi, per comprendere la nostra vera natura e la nostra posizione nel mondo.
Gli obiettivi del laboratorio sono ambiziosi, ma credo fattibili. Con un po' di motivazione riusciremo a guardare il senso del nostro poetare.
Desidero infine ringraziare, fino da ora per la loro cordiale ospitalità, Alessia Pierri e Cristina Laudi, le responsabili di Officine del Sole. Per info: www.officinedelsole.net; cell. 347-9011903 

lunedì 12 novembre 2012

Corso di sabbia...di Samuel Beckett


Seguo questo corso di sabbia che scorre
tra i ciottoli e la duna
la pioggia d'estate piove sulla mia vita
su me la mia vita che mi sfugge mi insegue
e finirà il giorno del suo inizio

caro istante ti vedo
in questa tenda di bruma che indietreggia
dove non dovrò più calpestare quelle lunghe soglie mobili
e vivrò il tempo di una porta
che si apre e si richiude

venerdì 19 ottobre 2012

Il falconiere...di Giulia Fossati


UN FALCONIERE

Ho visto un falconiere
abitare in una casa di paglia
aspettava sulla soglia
quegli artigli da temere

era buio e il cielo nero pece
ma due occhi tondi tondi invece
sempre più vicini
vento tra i pini

ali aperte tra l'arietta
quel braccio  travolto
dalle ali della civetta
desiderio dissepolto
di un uomo inibito
o forse impigrito.


MADRE


Madre, baita di montagna
all'interno camino acceso
legna ardente rossa
scoppietta nel silenzio notturno
al di fuori oscurità
sentiero fangoso
cielo senza stelle
nubi gravide
ritorno nel rifugio
Madre, baita di montagna.

Ricevo e volentieri pubblico due poesie di Giulia Fossati. Grazie Giulia! Enrico

giovedì 11 ottobre 2012

Il dono di...Leonard Cohen

Mi dici che il silenzio
è più vicino alla pace delle poesie
ma se in dono
ti portassi il silenzio
(perché io conosco il silenzio)
diresti allora

Questo non è il silenzio
è un'altra poesia

 e me lo restituiresti.

mercoledì 26 settembre 2012

Come la nebbia...di Leonard Cohen

 Come la nebbia non lascia cicatrici


Come la nebbia non lascia cicatrici
sul verde cupo della collina,
così non ne lascia il mio corpo su di te, né mai ne lascerà.

Quando il vento e il falco s'incontrano,
che cosa rimane di duraturo?

Allo stesso modo ci incontriamo,
io e te,

per poi rigirarci e dormire

Come tante notti resistono
senza la luna né una stella,
così anche noi resisteremo,
quando uno di noi sarà via, lontano.

mercoledì 29 agosto 2012

I doni...di Jorge Luis Borges


"Poesia dei doni" di Jorge Luis Borges

Ringraziare voglio il divino
labirinto degli effetti e delle cause
per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo,
per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto,
per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità,
per il saldo diamante e l’acqua sciolta,
per l’algebra, palazzo dai precisi cristalli,
per le mistiche monete di Angelus Silesius,
per Schopenhauer,
che forse decifrò l’universo,
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico,

per il mogano, il cedro e il sandalo,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede,
per certe vigilie e giornate del 1955,
per i duri mandriani che nella pianura
aizzano le bestie e l’alba,
per il mattino a Montevideo,
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra.
per quel sogno dell’Islam che abbracciò
mille notti e una notte,
per quell’altro sogno dell’inferno,
della torre del fuoco che purifica,
e delle sfere gloriose,
per Swedenborg,
che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in me,

per la lingua che, secoli fa, parlai nella Northumbria,
per la spada e Tarpa dei sassoni,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo,
per la musica verbale dell’Inghilterra,
per la musica verbale della Germania,
per l’oro, che sfolgora nei versi,
per l’epico inverno,
per il nome di un libro che non ho letto: Gesta Dei per Francos
per Verlaine, innocente come gli uccelli,
per il prisma di cristallo e il peso d’ottone,
per le strisce della tigre,

per le alte torri di San Francisco e dell’isola di Manhattan
per il mattino nel Texas,
per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale
e il cui nome, come egli avrebbe preferito, ignoriamo,
per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima dello spagnolo scrissero
tutta la letteratura spagnola,
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,
per l’odore medicinale degli eucalipti,
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini
o in una vecchia spada,

per Whitman e Francesco d’Assisi, che scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini,
per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli
perché moriva così lentamente,
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
per due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per la musica, misteriosa forma del tempo.